Protagonista indiscusso dell’avanguardia fin dagli anni ’70, Lino Capra Vaccina ha appena dato alle stampe un nuovo album: Sincretico Modale, in uscita il 4 marzo. Ce ne parla in questa lunga intervista che va dalle sue prime esperienze in formazioni mitiche – come Aktuala e Telaio Magnetico – fino al 2022. Al cuore di tutto una riflessione sull’arcaico e sul futuro e una grande domanda: possono le musiche tradizionali guidare la composizione di musica nuova ancora oggi?

Per parlare del tuo lavoro mi vengono in mente tutte parole legate al tempo: antico, arcaico, futuro… mi sembra che queste dimensioni siano state sempre presenti nel tuo modo di relazionarti al suono. Penso ad alcuni titoli (Antico Adagio, Arcaico Armonico), alla storica formazione Aktuala e al desiderio di riportare musiche popolari asiatiche e africane all’attuale e ad altri progetti più recenti in cui mi sembra che il suono continui ad essere un modo per viaggiare nel tempo, o costruire nuove temporalità. Che ruolo hanno avuto “antico”, “arcaico” e “futuro” nel tuo percorso di ricerca?

Sono dimensioni parallele, ancestrali, che ci appartengono, sono in noi da sempre, nel caso di Antico e Arcaico, li ritroviamo nel presente che, nel suo continuo divenire, crea l’anticamera del futuro, probabilmente Antico e Arcaico, prima di essere tali, sono stati un presente, e un possibile futuro. Nella mia musica, attraverso il suono e il suo silenzio, queste dimensioni sono state e continuano a essere fondamentali, mi permettono di fermare il moto perpetuo, per qualche attimo, e di “sentirsi sentire”, esprimerlo attraverso la musica, è importante per riuscire a vivere un presente che ci sfugge.

Nella fervida Milano degli anni ’70 nascono appunto gli Aktuala, dal tuo incontro con Walter Majoli (e Daniele Cavallanti, Antonio Cerantola, Laura Maioli, Otto Corrado, Attilio Zanchi, Marjon Klok, Trilok Gurtu, Kela Rangoni Macchiavelli, Fabrizio Cassanoi). Quali ascolti e quali necessità vi hanno portato verso la ricerca delle musiche tradizionali asiatiche e africane? Come si è formato il gruppo e come nata vostra collaborazione con Franco Battiato?

Con Walter ci siamo conosciuti al negozio di dischi e strumenti musicali della Ricordi in galleria del Duomo di Milano, con me c’era Antonio, facemmo amicizia e iniziammo a suonare insieme, dopo poco tempo, stufi di fare una musica derivativa, iniziammo a fare musica originale nostra, così decidemmo di fondare gli AKTUALA, inizialmente eravamo un trio, poi si aggiunsero Laura e Daniele. La motivazione principale è stata la necessità di creare un linguaggio musicale fuori dai canoni comuni, di conseguenza lo studio delle musiche asiatiche e africane, ci portarono verso altri linguaggi sonori,modi esecutivi ed espressivi, che contribuirono a creare il nostro Sound. Franco venne a sentirci suonare, rimase entusiasta, ci presentò al produttore della Bla Bla records Pino Massara,che ci mise sotto contratto, e ci fece registrare il nostro primo disco,il resto è storia.

Un solo tour nel ’75, di cui – ringraziando Musicando e Black Sweat Records – ci restano tracce. È l’esperienza di Telaio Magnetico, un’altra grande formazione con te alle percussioni e vibrafono, insieme a Juri Camisasca, Terra di Benedetto, Franco Battiato, Mino di Martino, Roberto Mazza, Vincenzo Zitello. Con che idea nasceva questo progetto e quale è stata la sua storia?

L’idea era di fare un gruppo fuori da ogni cliché musicale, con un linguaggio Sonoro, basato su ricerca, sperimentazione, avanguardia, eravamo tutti amici, con più o meno gli stessi intenti in musica, decidemmo così di metterci insieme, quella breve tournée fu straordinaria, e grazie  a due fan, presenti uno al concerto di Reggio Calabria e l’altro al concerto di Gela, che mi regalarono i nastri delle  registrazioni dei concerti, che conservai, oggi abbiamo la possibilità di ascoltare, quella avventura straordinaria.

Pensi che le musiche tradizionali possano ancora guidare l’avanguardia oggi? Con “avanguardia” intendo quella fetta di musicisti che oggi portano avanti una pratica di ricerca, pur consapevoli di trovarsi in un periodo completamente diverso dagli anni ’70… chissà, esisterà un’avanguardia in una concezione circolare del tempo?

Ci sono musiche tradizionali che hanno nella loro espressione, un’ancestralità sonora, che trascendendono il tempo e lo spazio, quindi per chi ha una percezione, una fruizione curiosa, attenta, può essere ancora da guida,ispirare, e anche dove questo non è cosciente, è comunque presente,intrinseco, si, penso che esiste ancora.

Negli ultimi anni hai lavorato a diverse produzioni discografiche, sia in solo (Metafisiche del suono, 2017) che in collaborazione con progetti come il duo Untitled Noise (Perpetual possibilities, 2019) e Annie Barbazza (Vive, 2020)…

Si, insieme alla mia attività artistica discografica in solo, ci sono da sempre anche quelle in collaborazione, e negli ultimi anni, sono diverse…

Quali progetti ti vedono impegnato nel futuro?

È in uscita il mio nuovo album Sincretico Modale (4 Marzo 2022).

Poi ci sono in programma due collaborazioni discografiche, per la primavera/estate, poi dei concerti tra Giugno,Luglio e Settembre .

Come definiresti Sincretico Modale?

Alla base dell’origine di Sincretico Modale c’è la ricerca di esprimere in musica, alcuni aspetti inerenti la Filosofia del Sincretico, e una mistica sonora inerente al Sincretico Modale, i brani del disco nascono con questi contenuti, che hanno accompagnato la loro realizzazione, sia in fase di componimento, sia durante le sessioni di registrazione, il titolo “Sincretico Modale” rappresenta una congiunzione di parti che si integrano, interagiscono, dando luogo a nuovi mondi Sonori.

Anacleto Vitolo A.K.A. AV-K / K.lust / Kletus.K parte dei collettivi X(i)NEON, Internos e Algebra del Bisogno, nasce il 2 Agosto 1985 a Battipaglia (SA). Inizia il suo percorso musicale nel 1998 come dj in ambito prevalentemente Hip Hop. Poco dopo comincia ad interessarsi alla produzione musicale fino a giungere allo stile che oggi si concretizza in un mix di elementi quali Industrial, Trip Hop, Glitch, Ambient, Noise, Musica Concreta, Drone e Impro free-form. Si laurea in Nuove tecnologie dei linguaggi musicali presso il conservatorio di Salerno. Nel 2008 partecipa alle selezioni per il Meitech 2008 (Meeting delle etichette indipendenti – sez musica elettronica) attestandosi come l’unico vincitore del Sud Italia. Nel 2010 partecipa al festival FLUSSI 2010 e 2014 calcando lo stesso palco che vede coinvolti maestri dell’elettronica contemporanea quali Murcof, Thomas Fehlmann, Mokira, Mount Kimbie, etc. Opening act per diversi artisti della scena italiana e internazionale come Vladislav Delay, Emanuele Errante, etc. Nel 2013 firma un contratto di pubblicazione con FatCat. rec. Nel 2015 prende parte al MiRA festival di Barcellona, a nome AV-K , condividendo lo stage con nomi de calibro diAndy Stott, Ben Frost, Richard Devine, Prefuse 73, Nosaj Thing e molti altri.

Lo intervistiamo oggi per Spazio Concept alla luce di molti nuovi – e come sempre polimorfici – lavori.

Partirei dal tuo ultimo progetto che ti vede a fianco a Imma Battista, la composizione audiovisiva L’una, presentata e premiata nell’ambito della IV edizione della Biennale di Arte Contemporanea di Salerno…

L’Una è un’opera pensata per la IV edizione della Biennale di Arte Contemporanea di Salerno, che avrebbe dovuto aver luogo nel 2019, in concomitanza con il 50° anniversario dall’allunaggio e che, causa emergenza covid, è stata rinviata ed ha avuto luogo quest’anno.

Il titolo dell’opera è nato, come spesso mi accade, giocando con la parola Luna, e alla sua assonanza con (L’) Una, a ricalcarne l’unicità e la bellezza.

Il testo è stato composto da Imma Battista, pensato per essere interpretato dalla performer Gaia Bassi. Io mi sono occupato della composizione audiovisiva, che nella sua componente musicale è stata realizzata unicamente a partire dalla voce registrata e successivamente manipolata e organizzata.

La parte visuale è invece in gran parte costruita dalla trasfigurazione della cover foto dell’opera, realizzata da Luca Fresolone.

Nell’ultimo album che hai prodotto a tuo nome insieme a Gianluca Favaron, troviamo la traccia Hybrid (to Cathy Berberien), qual è il tuo rapporto con la/le voci nell’ambito della produzione?

Strano! Son sempre stato un ascoltatore di musica prevalentemente strumentale, ma pensandoci bene la voce nelle sue varie declinazioni è presente sin dall’inizio nei miei lavori. Le mie prime produzioni hanno a che fare con il rap (Internos) e con la poesia (Framedada, con la voce recitante di Alfonso Amendola e Algebra del Bisogno, insieme alla violista Michela Coppola e all’attore Antonino Masilotti), mentre negli ultimi anni ho avuto modo di collaborare con Enrico Tiberi (nrec) contribuendo con l’elettronica al suo talento vocale e (poli)strumentale. In generale approccio alla voce come a qualsiasi altro strumento/materiale sonoro, sono invece estremamente intrigato dal potenziale della parola e della sua destrutturazione.

Il formato audiovisivo è qualcosa che fa parte del tuo percorso da tempo, ti avevamo lasciato nel 2019 con un’opera mozzafiato, Slow down, secondo capitolo dell’esperienza come K.lust, come si era articolata in quel caso la relazione suono immagine?

Slow down è nato dalla collaborazione tra me e l’amico Pasquale De Divitiis, autore del concept che sta dietro al video e grazie alla preziosa collaborazione di Raffaele Sprovieri, registra e autore delle riprese insieme a Francesco Nunziante, nonché dalla preziosa interpretazione di tutti gli attori in scena che mi hanno onorato di aver abbracciato il progetto. L’idea dietro a Slow Down, così come a tutto il progetto K.lust, è quella di circolarità e di ciclicità, come quella degli eventi che scandiscono la nostra vita, sia in accezione positiva che negativa. Slow down vuole raccontare come lo scorrere degli eventi e delle vite sia indistricabile intreccio di eventi parte di un unicum inscindibile e, in qualche modo, inarrestabile, nel suo procedere imperterrito.

Per chi non conosce il tuo lavoro è forse giusto entrare un po’ più nel dettaglio e soffermarsi un po’ sulle diverse “pelli”, diverse identità e nomi con cui negli anni hai operato. Potresti raccontarci meglio questo aspetto in relazione alla tua ricerca e alle sue mutazioni?

Il mio primissimo moniker, come beatmaker e turntablist è (stato?) Kletus.K, con cui ho pubblicato il primo lavoro autoprodotto nel 2008 (pur essendo attivo dai primissimi anni 2000 come dj), i 2 dischi insieme al MC A.Rota.B, al secolo Domenico Stellavatecascio (come Internos) e i dischi di Moonchild(s) (insieme a Enosferato e Nabla) e Promo, pubblicati con Cogwheel rec press, piccolissima etichetta “alt-rap” che ho gestito per un breve periodo. Nel 2011, infatuatomi delle pubblicazioni Mille Plateaux e Morr music, ho pubblicato “Enchantment” come K.Lone, progetto ambient glitch con il quale ho lavorato anche ad alcune collaborazioni tra cui quella con Enrico “nrec” Tiberi, musicista e ingegnere del suono straordinario e talentuosissimo (metallaro come il sottoscritto!) insieme al quale è in cantiere un full length stavolta a nome K.lust.

K.lust é invece il mio progetto (post) techno, nato dal mio amore per le produzioni della mitica Chain reaction e, non lo nascondo, per Vladislav Delay, a mio avviso uno tra i più talentuosi ed eclettici musicisti attualmente in circolazione.

Tutti questi moniker, in parte ormai inattivi o quantomeno in letargo, li ho riuniti sotto la sigla AV-K prod, trademark inizialmente utilizzato per raccogliere tutte le mie produzioni da cui ho successivamente mutuato il nome per quello che tuttora considero se non quello principale, uno dei progetti che mi sta più a cuore: AV-K

A nome AV-K ho pubblicato 2 ep ambient/drone sulla mitica Laverna.net label, storica realtà sonica del panorama italiano, e un album, “Fracture”, nel 2015, dalle sonorità vicine al post-industriale e al noise con una forte componente ritmica seppur opposta per intenzione alla scansione quasi ballabile dei dischi targati K.lust.

Fracture è stato anche l’inizio del sodalizio con il grandissimo Andrea Maioli, visual artist di grandissimo talento, oltre che grande amico, con il quale abbiamo portato l’omonima performance audiovisiva in diversi contesti tra cui il prestigioso Mira festival di Barcellona. Con lui il sodalizio è continuato con alcune opere (Il Mostro) ed installazioni e siamo tuttora al lavoro su una nuova live performance audiovideo.

Ad oggi, AV-K e K.lust sono, insieme alle pubblicazioni a mio nome di battesimo, generalmente più vicine ai territori della musica “colta” (definizione orribile, lo so) i progetti solisti ancora attivi e con i quali tendo a suddividere le mie release.

Oltre a questi ci sono le collaborazioni con il Maestro Gianluca Favaron, cui devo molti degli ascolti che mi hanno portato ad apprezzare determinati territori musicali, “Zolfo” e “Overgrowth”, quella con il mio fratello acquisito Luca Buoninfante con cui ho pubblicato 3 lavori, il duo X(i)NEON insieme al contrabbassista e amico Francesco Galatro, AVSA insieme a Sergio Albano e i sopracitati Internos, Algebra del bisogno e Framedada.

Nell’ultimo periodo invece si è stretto il sodalizio con l’amico e artista Francesco Giannico, recentemente concretizzatosi del progetto “Etopèa”, installazione e performance audiovisiva nata da una residenza a Taranto Vecchia, commissionataci dal festival Vicoli Corti, nonché con alcuni talentuosissimi musicisti tra cui il M° Francesco Massaro, il percussionista Lucio Miele, il sassofonista Michele Vassallo e il contrabbassista Gabriele Pagliano.

Last but not least il lavoro che da tempo portiamo avanti con l’artista e amico Licio Esposito sulla sonorizzazione del cinema muto dei primi del ‘900 e ultimamente, sul defunto Maestro ceramista Ugo Marano, com un film e una mostra nata da un’idea di Licio cui io e Luca (Buoninfante) abbiamo avuto l’onore di dar “voce” con i suoni creati a partire dalle straordinarie opere di Marano.

Il tuo percorso è anche segnato dalla collaborazione con diversi collettivi, tracceresti per noi una panoramica, dal passato fino ad oggi, delle realtà con le quali hai lavorato a contatto?

In primis vorrei citare la bellissima realtà di Manyfeetunder, piccola label autoprodotta e autogestita dell’amico artigiano, come lui ama definirsi, Vincenzo Nava, in arte dramavinile, che non smetterò mai di ringraziare per aver creduto in me sia artisticamente che umanamente e che mi ha voluto al suo fianco nella direzione di MFU. Un’esperienza fondamentale e formativa per me sotto tutti i punti di vista.

Liven, il mio primo disco a nome K.lust è stata invece l’occasione per sancire in maniera ufficiale la collaborazione con l’etichetta Stochastic Resonance di Lorenzo (Scual) e Dario (Ynaktera), mentre Zolfo con Gianluca quella con l’ottimo Stefano Gentile (13/Silentes/St.an.da/etc.)

Discorso a parte è quello di Zeugma, realtà che mi ha visto tra i fondatori insieme a Francesco Gainnico, Emanuele Errante, Giulio Aldinucci ed Enrico Coniglio, che nasce con l’intento di promuovere la cultura del suono in Italia in un’ottica quanto più inclusiva possibile, con lo scopo di diffondere soprattutto oltre la nostra cerchia ristretta, il suono e le forme d’arte annesse e connesse che sono vicine alla sensibilità di tutti i membri del collettivo. Landscape è una prima call/esperimento che ha messo insieme oltre 60 artisti partecipanti e ha prodotto un audiovisivo composto dai primi 10 classificati e che stiamo cercando di far girare il più possibile nell’ambito di festival e realtà che hanno scelto di abbracciare il nostro intento divulgativo e che non smetteremo mai di ringraziare per il supporto che stanno dando alla comunità con la loro voglia di fare!

Quali progetti attendono le tue molte identità per il futuro?

Ci sono tanti progetti in cantiere, dischi con alcuni dei nomi di cui sopra, live/installazioni audiovisive e tutto quello che mi incuriosirà e avrò la possibilità di portare avanti!

L’orchestrazione, l’organizzazione e il riutilizzo in modo creativo di campioni audio prelevati sul campo sono ciò che caratterizza il lavoro di Francesco Giannico, musicista che ha dedicato al field recording gran parte della sua vita, fondando dapprima AIPS (Archivio Italiano Paesaggi Sonori) e recentemente Zeugma, Collettivo per la Diffusione della Cultura del Suono.

Thurston Moore descrive Giannico come un “giovane compositore elettroacustico italiano nel cui lavoro possiamo ascoltare i moti di tutto, da Luigi Nono a Toru Takemitsu”.

La sua musica affascinante e piena di strani dettagli è frutto di un percorso estremamente libero in cui parti composte e suonate accolgono e dialogano con registrazioni di campo rielaborate, a partire da un forte slancio narrativo.

La sua produzione discografica è davvero prolifica e il suo più recente album è MISPLACED, uscito IL 28 marzo 2021 per la nuovissima label ADESSO.

Per la prima volta in formato udibile, un’intervista aperta con Francesco a partire dalle nostre domande:

1. Il field recorder è come l’osservatore nella meccanica quantistica, che col suo atto di misurare materializza una realtà. Come ti sei avvicinato a questa pratica, con quale necessità quali paesaggi sonori ti hanno stimolato di più in questo senso?

2. Qual è la relazione che istituisci tra soundscape e comunità?

3. Dopo l’esperienza di AIPS (Archivio Italiano Paesaggi Sonori) ora sei parte del Collettivo Zeugma, di recentissima fondazione. Puoi raccontarci qualcosa?

4. Il tuo ultimo album, uscito per la nuova etichetta Adesso, è intitolato Misplaced… “fuori luogo” o “smarrito”, qual è il luogo da cui ti sei sentito escluso o in cui ti sei sentito smarrito in questo momento così particolare che coincide con la produzione del disco?

5. Oltre al mondo delle field recordings ci sono molti altri tuoi lavori in cui registrazioni di campo entrano a far parte di qualcos’altro, diventano vere e proprie composizioni arrangiate.

Come avviene questo processo?

6. L’unione di field recordings e altri suoni potrebbe suggerire l’idea di altri mondi immaginari. Non a caso, uno dei tuoi album più recenti si intitola proprio Les mondes imaginaires e parte da un’idea speculativa basata su una soluzione delle equazioni di campo di Einstein in relatività generale.

Secondo questa ipotesi, nel 20134 il motore a curvatura Alcubierre permetterà agli umani di visitare esopianeti.

Come guida la tua musica questa parte speculativa? Pensi mai ai suoni di esopianeti?

7. C’è da dire che in questo periodo il nostro pianeta ci è sembrato sicuramente diverso, mutato… anche a livello acustico. Da questo nasce il tuo progetto di conversazioni Locksound… vuoi raccontarcelo?  

Tracklist:

Francesco Giannico – Hyades, LES MONDES IMAGINAIRES I Time released sound 2019

Francesco Giannico – Black Body, MISPLACED, Adesso 2020

Francesco Giannico – Zeno Effects, MISPLACED, Adesso 2020   

Field recordings estratte da Francesco Giannico, mappa sonora di Vallo di Nera (2019)

Progetto LOGOS realizzato per  Umbria una Terra che ti Muove / C.U.R.A Centro Umbro Residenze Artistiche.

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More About:

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AIPS _ Archivio Italiano Paesaggi Sonori _ website

Locksound _ website

Sassofonista, improvvisatore, costruttore di strumenti e fondatore di Jazzorca, casa discografica e forum per concerti che da 28 anni accoglie e protegge musicisti che “non imitano nessuno” e che si assumono il rischio di esplorare il proprio linguaggio. Stiamo parlando di German Bringas e della realtà più rappresentativa per il free jazz e l’improvvisazione di Città del Messico che, in un periodo come questo, continua la sua programmazione e non smette di portare avanti il suo vitale WE INSIST! Un’intervista piena di incontri e aneddoti tra Castaneda, Zorn e Ferlinghetti, una divagazione in altre dimensioni oltreoceano di cui siamo immensamente fieri.

Ph © Rafael Arriaga Zazueta

In questo tempo di pandemia ci sembra più importante che mai parlare di luoghi come Jazzorca, che continua, nonostante le molte difficoltà del momento, la sua programmazione.

Vorremmo attraverso le tue parole conoscerne la storia, il progetto fin dall’inizio, le persone che lo hanno fondato e i musicisti che compongono la sua comunità…

In 28 anni di esistenza del Café Jazzorca, è estremamente difficile per me fare una lista della “comunità”, fondamentalmente, mia moglie Martha ed io lo abbiamo fondato e lo abbiamo mantenuto per tutti questi anni perché è diventato una parte importante del nostro stile di vita… non perché fosse un buon business! Ma per il tipo di situazione esperienziale e tutte le sue ramificazioni sociali e spirituali che abbiamo percepito… all’inizio siamo stati aiutati da alcuni amici, poi altri, poi altri, altri e altri, di volta in volta variavano sia le persone coinvolte negli aspetti logistici sia la comunità di artisti, diverse centinaia di musicisti hanno suonato, molti di loro per lunghi periodi, e credo che sarebbe irrispettoso citare alcuni e, per dimenticanza, non menzionare altri… Credo che la cosa più importante sia chiarire che l’essenza del luogo è fin dall’inizio sostenere gli artisti che lavorano sul proprio “linguaggio”, cioè che non imitano nessuno, non seguono “istruzioni” per suonare come qualsiasi altro musicista, ma rischiano molte situazioni per condividere e cercare di sviluppare un modo di esistere dalla propria “voce”, valorizzando la loro vita unica in questo pianeta e tempo.

Quando abbiamo cominciato, avevo finito una fase di lavoro di 8 anni sull’espansione percettiva nella musica e un lungo periodo di composizione con un gruppo che ho avuto per molti anni chiamato “Los Sueños de la Tierra” e nel 1990, quando è nato mio figlio Ivan Jarek, ho portato la mia famiglia a vivere in campagna (mia moglie Martha, Ivan, mio figlio più grande Sim ed io).

Lì ho composto musica da suonare da solo come polistrumentista e ho iniziato a registrarla.

Ho pubblicato 3 nastri e altri musicisti si interessarono e mi chiesero supporto per produrre la loro musica. Quando arrivai a 7 produzioni, vidi che era necessario tornare in città e fare concerti con tutto quel materiale, e così nacque El Café Jazzorca nel ’93, come casa di produzione fonografica indipendente e relativo forum di concerti.  Finora abbiamo prodotto poco più di 70 cd e cassette.

Ph © Rafael Arriaga Zazueta

In un posto come questo, considerato lo spazio più importante per il free jazz e la musica sperimentale a Città del Messico, ci saranno sicuramente molte storie da raccontare, episodi e aneddoti, ce ne puoi raccontare qualcuno?

Naturalmente, e mi piace partire da questo lato dell’aneddotica, perché non sono bravo a dare “dati” formali o accademici… sono semplicemente successe delle cose nel mio percorso di ricerca e di incontro, e non sapevo cosa stava arrivando il più delle volte.

È successo che ho incontrato casualmente e condiviso momenti di creazione con molti artisti, ricercatori, musicisti, scrittori, ecc, persone molto importanti e di fama mondiale, e talvolta senza sapere chi fosse quella persona! Ma quasi sempre, se lo sapevo, c’era una grande emozione per quello che stava per succedere… una delle prime esperienze di questo tipo fu incontrare Carlos Castaneda molto giovane (16 anni), proprio quando stavo entrando all’ENM dell’UNAM per studiare percussioni. Investigare nel campo delle tecniche sulla percezione per diversi anni mi aiutò ad allontanarmi dall’ “accademia” e a trovare più direttamente quello che volevo e potevo fare, nei termini della mia musica.

Il mio ultimo contatto con questo scrittore è stato molto importante per me perché mi ha suggerito un modo per far uscire la musica dal mio “Ser doble”, che ha funzionato tremendamente, e lo ringrazio per questo.

Molti di questi fortunati incontri includono musicisti fondatori di “Rock In Opposition” come Fred Frith, Chris Cutler, John Zorn, musicisti free jazz (una lunga lista), coreografi, poeti, pittori, ecc. E vorrei raccontare un altro aneddoto su una strana e vertiginosa situazione con il poeta, attivista e creatore di City Ligth’s, Lawrence Ferlinghetti (morto poco fa all’età di 101 anni). Il gruppo rock RestosHumanos mi aveva invitato spesso a suonare e poi a produrre il loro CD. Uno dei loro membri (Benjamín Anaya, chitarrista e scrittore) un giorno mi chiamò per andare subito alla sala Manuel M. Ponce di Bellas Artes. Arrivai con il mio sax, il posto era pieno, al tavolo c’erano diversi scrittori: Benjamín, Lucas Molfino (pianista jazz argentino) ed io andammo al piano superiore… avevo portato anche alcuni oggetti che usavo all’epoca oltre al sax (bicchieri di plastica, vetro, un pedale delay, biglie e una padella metallica). Sapevamo che Lawerence non voleva che si suonasse quando parlava… abbiamo solo aspettato… All’improvviso esce bendato colpendo il pavimento con un bastone, trova il microfono e inizia con voce potente a dire la sua poesia,… ci guarda e cominciamo a improvvisare, in questo modo inizia una session, ma Lucas stava registrando tutto! Aveva una piccola macchina sotto il piano, finimmo e in 5 minuti mixò entrambe le cose e le diede a Ferlinghetti su CD… Lawrence non lasciava mai suonare nessun musicista mentre poetava, anche se erano i più famosi improvvisatori, ma sapevo che quello che era successo in quella registrazione gli era piaciuto, e così tanto che disse: “Non ho mai fatto suonare nessuno, ma loro sì!”

Un altro aneddoto è il mio primo viaggio a Parigi, per andare allo storico locale “Les Instans Chavirés” a Marie de Motreuil. In quei giorni incredibili ho incontrato in un caffè una persona che stimo molto e un caro amico, il figlio del compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, Marcus, che mi ha invitato al suo concerto e poi ad andare in macchina a tutta velocità a casa sua vicino a Colonia, esperienza piena di spontaneità, gioia, felicità e pace. Non dimenticherò mai i sogni alieni che ho fatto in quella casa / capsula / comunità speciale e quella mattina lui (Marcus) si svegliò come un bambino per mangiare i frutti degli alberi…

Tornerò con altre storie come queste quando vorrete (anche dell’altro tipo (percettivo) in luoghi naturali, con balene, in spazi molto speciali come deserti, montagne, foreste, tunnel, ecc. quando vorrete…

Come si sviluppano attualmente i concerti e le attività di Jazzorca?

Ogni sabato, escluso in zona rossa, cerchiamo di mandare avanti le attività in calendario. Questa musica è molto difficile e non si può pretendere di fare qualcosa al mattino alla stregua di andare in palestra; anche i piatti incredibili che Martha prepara richiedono diverse ore di preparazione. La situazione è abbastanza complicata come per quasi tutti, ma vogliamo e crediamo che se saremo in grado di continuare.

Cosa ti ha attirato verso l’improvvisazione fin dall’inizio e cosa ti spinge oggi?

Il linguaggio unico e irripetibile di vari musicisti, la loro capacità di portarmi a sentire, attraverso la loro improvvisazione, la realtà esistente di altre dimensioni, forme di movimento cromatico, geometrico, spirituale e intelligente di altre energie che stanno condividendo la musica e l’universo accanto a noi in questo momento… Cosa mi guida ora? Che finalmente sto diventando uno di loro.

Ph © Rafael Arriaga Zazueta

La tua attività si divide tra musicista, insegnante e costruttore di strumenti.

Quali connessioni ci sono tra queste attività?  Puoi dirci qualcosa sugli strumenti che costruisci?

Per me sono estensioni necessarie dell’essere musicista, soprattutto in una situazione come questa, dove siamo stati praticamente confinati ma allo stesso tempo ci è stato impedito di poter suonare per cercare di sopravvivere. Chissà cosa farebbe nella nostra stessa situazione chi ha pianificato le misure che stiamo affrontando; mi chiedo se qualcuno smetterebbe di ricevere il proprio stipendio perché il suo lavoro, sia esso politico, sociale, sanitario, ecc, non risolve il problema, anzi, in molti casi lo aggrava…

La domanda riguardava qualcos’altro, ma non ho potuto resistere a dare questa opinione…

Improvvisare per me è qualcosa di diverso da tutto ciò che implica la vita quotidiana, cercare di insegnare a qualcuno a suonare uno strumento o a improvvisare è qualcosa che mi piace molto, sento che è un’attività molto nobile e congruente, ma è sempre in relazione con lo sforzo o la mancanza di quella persona, quindi ora preferisco non essere così coinvolto nell’insegnamento perché non mi considero un accademico, e lo faccio da molti anni.

Gli strumenti che costruisco sono fondamentalmente un derivato dell’Hang Drum, allo stesso tempo derivato dagli Steel Drums. La storia di questo tipo di strumento può essere facilmente trovata su internet, apparentemente la prima idea fu di Dennis Havlena in USA (usare un serbatoio di gas LP per trasformarlo in una specie di marimba ad ancia tonda), che lo pubblicò come brevetto, condividendone i diritti in tutto il mondo, perché quando vide le grandi possibilità sonore e quanto costoso divenne l’Hang gli sembrò la cosa più giusta da fare.

Naturalmente lo ringrazio per questo… più tardi divenne uno strumento di mercato, ma grazie a quella disposizione intelligente e aperta, ho scelto di cercare i miei propri modi per svilupparlo, che fortunatamente ho trovato perché i miei modelli sono strumenti cromatici di 24 tasti (contengono tutte le tonalità e scale possibili), allo stesso tempo modali, e sono dotati di una presa che ne permette l’amplificazione, tutto questo in un oggetto di 30 cm e di meno di 2kg di peso.

Ho fatto diversi adattamenti ed esperimenti con altri oggetti dentro e fuori lo stesso tank drum, recentemente ho fatto qualcosa che ho chiamato Multi-Tom (basato su una patch di floortom ma modificato per contenere la sonorità di altri 5 strumenti simultanei. Ho sognato questo strumento… e nel sogno ho trovato le chiavi per risolverlo, così come l’ErizoDrum… ognuno è un pezzo unico ed è difficile descriverne le caratteristiche in dettaglio per la stessa ragione che questo è un lavoro molto personale, di creatività ma anche di sopravvivenza: far leva sulle proprie conoscenze musicali, creative, percettive, ecc, di ognuno di noi, inoltre ciascun pezzo richiede molto tempo di lavorazione.

Ph © Rafael Arriaga Zazueta

Sappiamo che si sta preparando un documentario su Jazzorca, come è stato realizzato e quando potremo vederlo?

La casa di produzione Smiling C (https://smilingc.com/) diretta da Henry Jones (San Jose, California, USA) è stata molto interessata alla mia produzione solista degli albori (1991-2000), stanno per pubblicare uno o più acetati o LP della maggior parte del mio lavoro di quel periodo. Il breve documentario è principalmente su questo, è come un promo… non sono molto interessati a quello che succede a Jazzorca o alla mia inclinazione al free jazz, ma alle mie composizioni, le improvvisazioni e il “suono” a cui stavo lavorando in quei giorni. Apparentemente tutto è pronto e finito, ma siccome l’idea è di fare alcuni concerti in Messico e in altri paesi, la cosa è ferma a causa della pandemia, spero di avere presto buone notizie.

Ph © Rafael Arriaga Zazueta