La Digestion – intervista a OTOMO YOSHIHIDE

Giulia DeVal/Emilio Bernè

Otomo Yoshihide a Casa Morra, Napoli ©Pierfrancesco Nalli

Casa Morra, Napoli. Nelle sale adiacenti della fondazione sono appesi i quadri di Julian Beck, le foto di momenti straordinari della storia del Living Theater e delle performance di Hermann Nitsch. Noi passeggiamo, attraversando un’installazione di Allan Kaprow, finché non inizia il primo momento della serata, la conferenza di Carlo Serra. Si tratta di un percorso tematico che si articola tra i concetti di suono, immaginazione, notte, orlo ed evento, una riflessione sulla musica come fenomeno percettivo e tattile con riferimenti a Varèse e a Steven Feld che apre il secondo appuntamento de La Digestion.
Parliamo di un festival giovanissimo alla sua seconda edizione organizzato da un gruppo di giovanissimi musicisti sensibili alla sperimentazione in tutte le direzioni, dalle arti visive al teatro: Giulio Nocera, Renato Grieco, Mimmo Napolitano e Andrea Bolognino, riuniti nel team Phonurgia.

Elio Martusciello ©Kleopatra Anferova

L’evento anteprima di quest’anno nella Chiesa di San Potito era stato un bagno di folla, con la presenza di William Basinski; la grande affluenza si è riconfermata per quest’altro concerto straordinario che ha visto protagonisti Elio Martusciello e Otomo Yoshihide. La Digestion, che si definisce festival della “musica ascoltata raramente” nasce a Napoli, città in cui la musica sperimentale e il noise hanno in realtà una scena e un pubblico attento che si ritrova principalmente negli spazi autogestiti: il difficile compito di Phonurgia (riuscito al cento per cento) è stato quello di portare all’interno di una fondazione d’arte contemporanea sonorità liberate e rumori intercettando un pubblico vasto e trasversale e di ricreare la stessa situazione di naturalezza dell’ascolto che questa musica ha nei luoghi in cui è nata e in cui ha ancora una grande necessità di esistere. Magie di Napoli, ma questo è dovuto, oltre alla cura degli organizzatori, alla grandissima qualità dei musicisti ospiti: Elio Martusciello, compositore e improvvisatore napoletano impegnato in moltissimi progetti artistici e didattici (come l’Orchestra Elettroacustica Officine Arti Soniche), e Otomo Yoshihide, re del turntablism ed ex componente dei mitici Ground Zero con cui abbiamo fatto quattro chiacchiere alla luce anche dei suoi nuovi progetti sociali, il Project Fukushima, dopo il terremoto, e un percorso sull’improvvisazione con la disabilità infantile.

Sappiamo che per te non c’è differenza tra composizione e improvvisazione.
Quale gioco preferisci tra l’aspetto melodico e quello rumoristico?

Otomo Yoshihide: È molto difficile spiegare la differenza tra improvvisazione e composizione perché quando faccio improvvisazione una parte dell’improvvisazione…l’ho già composta, e allo stesso modo quando compongo è davvero come un’improvvisazione. Quindi non posso tracciare un limite, è davvero graduale…fondendole insieme. Penso sia una linea molto sottile. Comunque, a volte suono più come in un’improvvisazione e altre volte più come in una composizione, cerco di essere molto flessibile, non voglio fare solo improvvisazione o solo composizione. Non voglio farlo perché, non è essere necessariamente contro la composizione, ma l’improvvisazione è davvero molto importante per me. Le mie radici o la mia idea di base vengono dall’improvvisazione, o altri improvvisatori come Derek Bailey o Ornette Coleman, o molti improvvisatori giapponesi.

©Pierfrancesco Nalli

Hai anticipato la nostra seconda domanda perché era proprio riguardo ai musicisti che tu ami come Coleman o Christian Marclay. Chi, o forse cosa, continua a ispirarti oggi?

Otomo Yoshihide: Il più grande riferimento è Masayuki Takayanagi. È un chitarrista giapponese, un chitarrista fast freejazz di Tokio, ha cominciato come improvvisatore negli anni ’60, è un chitarrista di noise veramente estremo. Era originariamente un chitarrista jazz, ma poi ha cambiato. Mi ha influenzato fortemente, ero un suo grande fan da adolescente ed è stato un mio insegnante, non in una scuola, ma mi ha fatto lezioni private per qualche anno. Non era solo un chitarrista, suonava anche effetti elettronici. Ho imparato molto da lui quando ero giovane. Anche Abe Kaoru, quando ero adolescente ho visto molti dei suoi concerti e la prima volta davvero non capivo, vedevo semplicemente un tipo creativo che suonava, questa è stata la mia prima esperienza ma poi…non so perché, sono andato ai suoi concerti molte volte e … la mia idea è cambiata. Certamente, anche Christian Marclay, John Zorn, questo tipo di persone.

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Da poco hai iniziato un lavoro con i bambini disabili, vuoi parlarci di questo progetto?

Otomo Yoshihide: Ho iniziato questo lavoro con i bambini disabili prima di Natale, qualcuno mi ha chiesto di aderire a questo progetto, io semplicemente non ho detto di no. All’inizio pensavo non fosse interessante per me, ma dopo due, tre, quattro volte … qualcosa è successo. È davvero interessante per me. L’improvvisazione con i bambini disabili ha molta influenza su di me, forse più che gli altri artisti. Abbiamo una specie di studio musicale e ci sono molti strumenti lì, i bambini possono suonare qualsiasi tipo di strumento, possono scegliere. Cerco di essere un bambino e suonare insieme a loro.

Vuoi raccontarci qualcosa del Project Fukushima?
Otomo Yoshihide: Fukushima è la mia città, sono cresciuto lì. Dopo il terremoto sono tornato, i miei genitori vivono ancora lì e molti dei miei amici abitano in quell’area. In questo caso non ci sono ragioni musicali, ma sociali. La città mi ha chiesto di tenere dei workshop, non solo lì, ma anche in altre città del Giappone.

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LA DIGESTION – INTERVIEW TO OTOMO YOSHIHIDE

Giulia DeVal / Emilio Bernè

Casa Morra, Naples. In the adjacent rooms of the foundation there are paintings by Julian Beck, photos of extraordinary moments in the history of Living Theater and of Hermann Nitsch’s performances. We walk through an installation by Allan Kaprow, until the first moment of the evening begins, the conference by Carlo Serra. It is a thematic path on the concepts of sound, imagination, night, edge and event, a reflection on music as a perceptive and tactile phenomenon with references to Varèse and Steven Feld that opens the second stop of La Digestion.
We are talking about a very young festival in its second edition organized by a group of very young musicians sensitive to experimentation in all directions, from visual arts to theater: Giulio Nocera, Renato Grieco, Mimmo Napolitano and Andrea Bolognino, gathered in Phonurgia team.

Casa Morra, Napoli ©Pierfrancesco Nalli

The preview event this year in the Church of San Potito has been a river of people, with the presence of William Basinski; the great turnout was reconfirmed for this other extraordinary concert that have as protagonists Elio Martusciello and Otomo Yoshihide. La Digestion, which is defined as the festival of “rarely heard music” is born in Naples, a city where experimental music and noise actually have a scene and an attentive audience that is mainly found in self-managed spaces: the difficult task of Phonurgia (successful one hundred percent) has been to bring liberated music and noises into a foundation of contemporary art intercepting a vast and transversal audience and to recreate the same natural situation of listening that this music has in the places where it was born and in which it still has a great need to exist. The magic of Naples,of course, but this is due, in addition to the organizers’ attention, to the great quality of the guest musicians: Elio Martusciello, Neapolitan composer and improviser involved in many artistic and didactic projects (such as the Electroacoustic Orchestra Officine Arti Soniche), and Otomo Yoshihide, the king of turntablism and founder member of the legendary Ground Zero with whom we had a chat in view of his new social projects, the Project Fukushima, after the earthquake, and a project on improvisation with handicap children.

We know that there is no difference for you between composition and improvisation. What is your favourite game between melodic and rumoristic aspect?

Otomo Yoshihide: It’s really difficult to say how much is different between improvisation and composition because when I do the improvisation some of the part of improvisation…I already do composition, and even when I make composition it’s really like a improvisation. So, I can’t make a border, it’s really graduated…melting together. I think there is a very soft line. But, anyway, sometimes I really play like more improvisation, sometimes I play like composition, I try to be very flexible, I don’t want to do just improvisation or just compostion. I don’t want to do that because, is not necessary against compostion, but for me improvisation is really, really important for me. My routes or my basic idea always come from improvisation, like… idea or some other’s improvisers like Dereck Bailey or Ornette Coleman, or many Japanese improvisers. So I got many influence by this kind of improvisers more than composers.

You anticipate the second question, because it was about musicians that influenced you like Coleman or also Christian Marclay. So who or maybe what continues to inspire you currently?

Otomo Yoshihide: The most big person is Masayuki Takayanagi. He is a Japanese guitarist, a fast freejazz guitarist from Tokio, he started like improviser in 60’s, a very extreme noisy guitarist. He was originary a jazz guitarist but he changed. I got a strong influence by him. I was I really big fan of him when I was a teen, he was my teacher, not in a school, just a private teacher for few years. He was not only a guitarist, he play also lots of elctronic stuff. I learnt a lot from him when I was young. He is my most influencial person. Also Abe Kaoru, when I was teen I saw his concert a lot, first time I really don’t understand, I saw just a creative guy playing, that was my first experience but… I don’t know why I went to his concerts many times and…my idea changed. Of course also Christian Marclay, John Zorn, this kind of people.

©Kleopatra Anferova

We know that you started a work with handicap children could you tell us about that?

Otomo Yoshihide: Before Christmas I started this work with handicap children. Someone ask to me to join this project, I just didn’t say no. So that’s way I started this project. At the beginning I was not very interested but after two times, three times, four times…something happened. It’s really interesting. Improvisation with handicap kids is really influencial to me maybe more than other artists. We have a kind music studio, there are many instruments there, the children can play any kind of instrument, they can chose. I try to be a child and play together with them.

And what about Fukushima Project?

Otomo Yoshihide: Fukushima is my hometown, I grew up there. So after the big earthquake I came back there, my parents still live there and many f my friend lives in this area. In this case there is not a musical reason, but just a social one. The city asked to me to do some workshops, not only in Fukushima but always in other cities in Japan.

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